mercoledì 15 luglio 2009

farci con il secchio.

Ok. Abbiamo dedicato tutta la giornata all’ozio e al farsi con il secchio. Lunghi tiri che andavano pure contro dio. Ho fatto del mio corpo catarro e del catrame. Avevamo un posto fisso per cui farci e succhiare, addirittura in villa. Che poi ti ho visto anche oggi seppur poco, si ti ho visto e ci siamo anche salutati con discrezione e compassione. Eri con una vecchietta alla fermata del bus che mi voleva cedere il posto accanto a te. ma con il mio pensare in quel momento ho preferito andare a casa. L’ho preferito. E perché non sei indicibile anzi ma preferivo andare a pregare per qualcuno che non c’era sudando sul letto con una penna imbocca a sottolineare il libro di Renbaud. Lui è un maledetto, peggio di me.. io non ho lessico. Ma credo di esserlo peggio di lui. Siamo come le chitarre nella striscia di morfina e metadone che ti lasciano i pink floyd nei sogni e nel momento dello sfascio in villa con il secchio. Con l’impastatura secca della calce. Devi amarmi come l’acqua. Devi odiarmi come l’acqua distillata. E i bisturi per tagliarci la bocca ai lati. Tornare a vomitare sui giardini dell’eden dove spesso dio ci caga addosso. E il diavolo ci scriveva le malefatte per corromperci. Ci firmava le cambiali per la nostra vita in sfacelo. Io spero che tu nota il mio atteggiamento, non sarò più uguale il lavoro permette una causa effetto. Più che alla droga leggera da senso di presenza in te stesso. grande cazzata. Fuoriesco dalla terra con i vermi in mano. I vermi che mi escono dai muscoli, e il cuore marcio come un kakì marcito al solo con i vermi e fuoriescono. Il problema sono io. Fermami le mani cervello capisci bene e riposati. Che poi non sono cosi. Non sono cosi. Non sono cosi. Mi odio? Possiedo un’avversione dentro di me assurda che allucina anche il sole.

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