giovedì 2 luglio 2009
scarichi
E le batterie che credevo mi avessero permesso un vita tranquilla si sono sciupate. Come le tue. E le puttane camminano sui divani che poi erano rossi. La quale di certo non mi importa. E le stazioni col silenzio dei magrebini quieti e raccolti mi fan tremare dal caldo. E vedere evaporare l’asfalto per il troppo sole. E non reggo più lo squillare del telefono di mio fratello. E non sopporto più lo squillare del tuo nome nella mia testa. Faccio troppo e anche poco. E ci sentiamo espirati invece che inspirati. E le guerre erano di piombo. E le madri erano di carne. E noi come eravamo? Noi eravamo di plastica. E offrimi ancora la plastica. Che poi è anche cancerogena. E ci piace scherzarci su, e ci piace e ci scazza il solo pensiero. E i scarichi delle tubature del gas hanno permesso l’esplosione di me. e le bestemmie scritte sulla macchina. E gli elefanti disegnati sulla macchina. E le giornate ad aspettarti mentre ci sgoliamo la nostra birra. E le giornate a trovare i gatti. E le giornate di scarico. E le giornate piovose che poi ci piacciono. E le giornate suonate e accordate. E le giornate stufate per la noia del non fare un cazzo. E la noia che mi invade nel mio letto che non mi permette un respiro regolare come se avessi un foratino sul petto. E costruiremo le nostre fondamenta con foratini e cemento. foratini e cemento. si, foratini e cemento. che poi noi cosa eravamo?
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